La scuola delle emozioni: perché giocare è una cosa seria

Di Barbara Riccardi

Ambarabà cicci coccò tre civette sul comò che facevano l’amore con la figlia del dottore, il dottore si ammallò, ambarabà cicci coccò…

Di creatività ne aveva da vendere l’inventore di questa famigerata filastrocca assumendo in seguito le sembianze di conta che da sempre accompagna i giochi di tutti noi già al tempo dei miei genitori. Da cosa nasce l’idea di far fare l’amore a tre civette con la figlia del dottore, che poi per forza di cose si ammalò. Trattasi di mente perversa o altamente ironica che pur di far divertire i bambini ha messo insieme tante parole senza darne un senso? Rimane comunque il fatto che da anni Ambarabà cicci coccò è nella top 5 delle conte utilizzate dai bambini. L’importante è il risultato, fare breccia accendendo l’interesse e la curiosità. Di questo abbiamo parlato nell’inserto de La scuola che sogniamo pubblicato su Tuttoscuola e dedicato alla scuola delle emozioni.

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Un ambiente creativo e gioioso genera curiosità, attiva l’attenzione producendo i migliori risultati. Questa è la scuola in cui mi rispecchio e vesto i miei abiti di maestra “fuori dal coro”, lontana dai consueti canoni del fare e dell’essere insegnante nella scuola. Emozionare è un’arte in cui metto a nudo le mie emozioni, senza maschere ed orpelli, diventando leale alleata dei miei compagni di viaggio, i miei ragazzi, dove io imparo da loro e loro da me.

Giocare è una cosa seria! Giocare imparando: cosa c’è di meglio? Se io mi diverto, anche gli alunni si divertono. Perché il gioco? Perché a scuola, da piccola, andavo male, non perché c’era qualcosa che non andasse in me, ma perché a scuola mi annoiavo e anche perché era anche una forma di ripicca verso i miei genitori che erano sempre al lavoro ed io vagabondavo di nonno in nonno, vivendo il senso dell’abbandono con la paura che si separassero.

Quando ero bambina, la sera, non appena mamma e papà rientravano dal lavoro, giocavamo “alla scuola”: io rivestivo il ruolo della maestra e i miei genitori erano gli alunni. Ripetevo la quotidianità per filo e per segno di quello che avevo fatto di giorno in classe. Solo ora ripensandoci, da qui si intravedeva il sentiero tracciato di quello che un giorno sarei diventata.

Una scuola che emoziona, dove testa e cuore sono collegati, dove i bambini sono gli attori principali dell’essere Scuola con la S maiuscola. Questa è la mia bacchetta magica che di magico ha la creatività espansa legata al saper scrivere, leggere e far di conto e a far fare esperienze. E il programma? Vien da sé. Di volta in volta prende forma in base alle esigenze e ai bisogni del giorno, dopo aver aperto un dibattito a cuore aperto, sviscerato discussioni in cerchio. I ragazzi questo momento l’hanno soprannominato “il salvagente” del buongiorno, dove ognuno è libero di dare sfogo ai propri pensieri belli e brutti, dove poter trovare conforto e solidarietà condivisa. Ma fra noi esiste un patto: quello che viene detto non deve uscire fuori dal nostro “salvagente” per il massimo rispetto dei segreti svelati e delle confidenze rivelate.

Il buongiorno si vede dal mattino, così dopo aver salvato il salvabile di situazioni perigliose ed ingarbugliate passiamo al Meteo del mio Umore/delle Emozioni che ci permette di tessere soluzioni in aiuto di ognuno.

La scoperta del Meteo dell’Umore/delle Emozioni è stata folgorante grazie ad un corso di cooperative learning che ho seguito per 3 anni, relatori i professori Michele Lapiccirella e Stefano Scippo, maghi Merlini dell’essere insegnanti della scuola media.

Il Meteo del mio Umore/delle Emozioni è diventato il nostro baluardo integrandolo e adattandolo alle nostre esigenze, in modo che i ragazzi in classe lo vivano come possibilità per svelarsi in tutto il loro splendore, nell’autenticità del loro sentire, dimostrando apertamente chi sono e cosa provano. Ogni emozione è collegata al tempo meteorologico: pieno sole, nuvolo, pioggia, tempesta e per ultimo ma non ultimo mai l’arcobaleno, come estrema felicità. Ognuno descrive il proprio stato d’animo attraverso il disegno per poi andare a narrare come veri e propri meteorologi il loro stato umorale, il motivo, la causa ed il finale che vorrebbero si realizzasse.

Il Meteo del mio Umore/delle Emozioni diventa una mappa del tesoro che permette a noi docenti di trovare la chiave giusta per “entrare” nei loro pensieri e comprendere le paure e i problemi che turbano gli alunni, per aiutarli ad affrontare la giornata nel migliore dei modi. Trovando insieme ai compagni soluzioni e modalità di intervento alla Grey’s Anatomy, un pronto soccorso H 24, il salvagente che sostiene e supporta nei momenti no e non solo.

Per poter essere tutto questo non posso che sfoderare le mie armi migliori nel rispetto del mio ruolo, creando un ambiente sereno nel pieno benessere: il sorriso migliore, il contatto di un abbraccio, una carezza nel momento di affrontare il lavoro sul foglio bianco, un complimento che permetta di alzare l’asticella dell’autostima, la formula magica della gentilezza nel rispetto delle persone e delle cose, di regole e doveri, di valori e sentimenti. Fortificare il loro carattere insegnando l’ironia e l’autoironia come forma di intelligenza per superare difficoltà e riderne giocando.

Nel tempo ho imparato, grazie alla tante esperienze acquisite nel corso della vita e principalmente grazie a loro, i miei ragazzi di ieri, di oggi e mi auguro di domani, ad essere la docente che si emoziona al veder correre i bambini al suono della campanella all’entrata a scuola per essere i primi. Questa è la più grande soddisfazione per chi insegna, la felicità sui loro volti senza “il mal di pancia”.

Per dare il giusto metro di valutazione ai risultati che genera una scuola che lavora emotivamente, occorre sentire direttamente le riflessioni dei protagonisti, cosa hanno da dire sulle emozioni che circolano vorticose tra esperienze e ricerche, studi e riflessioni, per una crescita consapevole di quanto valgono e in cosa sono abili. Evidenziare le competenze che ognuno ha e che investe per la crescita del gruppo classe, in aiuto di chi è in difficoltà, diventa il salvagente di un NOI allargato a tanti IO.

Sofia: A scuola mi sento molto felice perché mentre facciamo lezione ci divertiamo.
Samuel: Quello che mi piace del Meteo è che tiriamo fuori le nostre emozioni perché le scriviamo e le disegniamo. Della scuola mi piace perché giochiamo a biliardino e impariamo tante cose che ci fanno incuriosire.
Alice: A me del Meteo, cioè del mio umore, piace potermi esprimere attraverso un foglio.
Irene: Delle lezioni insieme mi piace imparare giocando; del Meteo del mio Umore mi piace scrivere come ci sentiamo e poter risolvere i problemi che abbiamo.
Ettore: A me piace fare lezione perché facciamo cose divertentissime. Il Meteo è bello ma a me non è che mi diverta così tanto, perché non mi piace parlare delle mie emozioni.
Mario: Questa idea del Meteo del mio umore è carina perché noi possiamo descrivere le nostre emozioni con il Meteo, così i nostri compagni, amici e anche le maestre possono capire qual è il nostro umore e condividere se siamo felici, tristi, arrabbiati o con altre emozioni.
Leo: La cosa che mi piace di più del mio umore è che quando una persona sta male possiamo aiutarla a farle cambiare la giornata, facendola diventare stupenda insieme.
Sara: Del Meteo del mio umore mi piace il modo di sfogarci attraverso la scrittura e della scuola mi piace il metodo di insegnamento che è molto divertente!!
Erica: Il Meteo del mio umore mi piace perché ci fa sfogare e liberare le emozioni.
Veronica: A me del Meteo del mio umore piace perché si può esprimere quello che senti dentro, ovvero se sei felice puoi esprimerlo scrivendolo con le tue parole, dicendo il motivo e puoi farlo sapere agli altri.  Questo ti rende ancora più felice.
Andrea: Del Meteo mi piace scrivere le mie emozioni e poi comunicarle agli altri compagni e stare a scuola insieme mi piace che mentre studiamo giochiamo.
Rayen: A me piace il Meteo per togliere la rabbia e non arrabbiarsi. Stare a scuola è molto divertente!!
Flippo: Il Meteo delle emozioni per me è una cosa bella perché così le maestre sanno come ci sentiamo e possiamo risolvere insieme i problemi. I giochi che mi piacciono sono: biliardino e lavorare all’aperto solo che in questi giorni non possiamo perché piove sempre e mi piace anche quando andiamo a giocare insieme ai bambini delle terze perché noi gli organizziamo i giochi e siamo i loro tutor.
Gaia: Il Meteo delle emozioni mi piace perché posso esprimere le mie emozioni positive e negative.
Arianna: Mi piace il Meteo delle emozioni perché posso disegnare e raccontare le mie storie.

Grazie a voi ragazzi della VB, testimoni del mio intervento formativo attuale. Sarà stato proficuo o vi ho rovinati? Il nostro “giocare” insieme vi ha permesso di essere ragazzi ora e poi adulti domani nel mondo del lavoro, capaci e competenti, riconoscibili per l’ironia e il sorriso che sfodererete in ogni situazione bella o brutta che sia, con la vostra mano sempre tesa in aiuto di chi si trova in difficoltà.

La scuola delle emozioni? Sicuramente promossa!

La scuola che sogniamo: ecco di cosa parliamo 

La scuola delle emozioni è il modello che abbiamo presentato nel mese di dicembre all’interno del nostro progetto “La scuola che sogniamo”.

Nell’inserto pubblicato all’interno del numero 597 dicembre di Tuttoscuola, oltre a questo articolo di Italo Fiorin troverai i seguenti approfondimenti sulla scuola della ricerca:

Sguardo, rispetto, flessibilità. Insegnare è un’arte che si apprendedi Italo Fiorin
Tutte le emozioni sostengono il lavoro scolastico, di Daniele Novara
Curare le emozioni del team. Didattica ed emozioni, di Mauro Borra
L’esperienza di Reggio Emilia. Ricercando la bellezza di una scuola possibile e amabiledi Annalisa Rabotti, Pedagogista, Scuole e Nidi d’infanzia – Istituzione del Comune di Reggio Emilia

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